Dovete percorrere un bel po’ di strada, su per le colline irpine, addentrandovi nel cuore di questo territorio a straordinaria vocazione enologica e non solo. Scollinare e risalire, “guadare” e giravoltare, e guadagnarvi così momenti di piacevole relax, affacciati su valli con tanto passato da aver visto gli eserciti “elefantiaci” di Pirro consegnati alla storia ed all’oblio dalle legioni romane. Superate il Calore quindi, sfiorate Taurasi, e giungete all’ultima creazione di questa antica famiglia dell’enologia italiana, ancor più che campana, al suo ultimo tratto di storia. Una storia che muove i sui primi passi nel ‘700 con l’attività di tale Berardino, “mastro” riconosciuto nel fare il vino, tanto da diventare eponimo familiare. Una storia che attraversa gli ultimi tre secoli del nostro paese, fra gli alti e bassi consueti di una intrapresa così lunga, e date simbolo come quella del 1878, riportata nei marchi aziendali, che fa riferimento all’anno in cui viene chiesta ed ottenuta la licenza per la produzione e la vendita del vino, licenza che accompagna e certifica l’inizio delle attività di esportazione all’estero dei vini della Mastroberardino. Una storia con momenti anche tragici, e per questo se superati importanti e caratterizzanti, come la guerra mondiale e la cantina distrutta, il terremoto dell’80 e la cantina distrutta ancora una volta, come l’epidemia di filossera di inizio ‘900 che stermina le viti campane autoctone, e l’attività di ricerca e reimpianto fatta dal Cavalier Antonio (attuale presidente onorario dell’azienda di famiglia) dei vigneti superstiti ed immuni nei campi di nocciole dei propri amici, per reimpiantare e ricostruire una produzione di vitigni autoctoni e recuperare le proprie radici. Non a caso il vino simbolo si chiama appunto Radici, e ancora Radici si chiama l’ultima creatura dei Mastroberardino: il Radici Resort, wine resort per essere precisi, wine&golf resort… per essere dettagliati.

Nella tenuta di Mirabella Eclano, la più estesa dell’azienda campana con i suoi 60 ettari, la Mastroberardino  ha aperto al pubblico degli appassionati e dei gourmet, italiani ma soprattutto stranieri, un luogo di relax e di convivialità che rimanda intatto il carattere distintivo della storia enoica di questa stirpe arrivata ormai alla decima generazione. Storia imprenditoriale e commerciale con una forte memoria contadina, che ha letto ed interpretato i tempi con la pazienza e la prudenza di chi conosce ed ama la propria terra e sa come trarne il meglio con costanza, più che con la verve di chi conosce i meccanismi della comunicazione, arrivando ad essere presente oggi sui mercati di 60 paesi nel mondo, nei quali porta il gusto del buono, il valore della propria storia, la cultura della tradizione vitivinicola campana ed italiana. Luoghi curati, quindi, ma sobri; gli spazi funzionali a farvi godere la vostra vacanza, senza rinunciare ad essere connessi con il resto del mondo, grazie alla copertura wifi in tutti gli ambienti; luoghi studiati per farvi vivere al meglio l’incantevole panorama delle vigne, che si stendono dovunque intorno alle strutture del resort, e per farvi apprezzare i ritmi che sono più propri della campagna. Vi affacciate da ognuna delle otto stanze su distese di vigneti che rimandano a panorami ben più nordici, fino a quando il vostro occhio non scorre verso il tronco delle viti e giù fino al caratteristico terreno argilloso-calcareo ed al suo colore, così padrone di questi spazi irpini, fra l’Ufita la Baronia ed il Beneventano.

E vi cercate il vostro di spazio; lo spazio per guadagnarvi momenti di libera “inefficienza” da investire nel miglior tempo con i vostri cari o con i vostri amici, godendovi le chiacchiere a bordo piscina, i trattamenti della beauty farm, le visite alle cantine di Atripalda interamente affrescate, le degustazioni guidate dei vini della Mastroberardino, soprattutto le straordinarie verticali che la cantina irpina vi consente di gustare, tornando indietro nel tempo ad anni che sono oltre la vostra memoria terrena.  Oppure accettando, guasconi, la sfida sul par 62 del doppio giro del suggestivo campo del Mirabella Golf Club. In cerca del “birdie” vincente, fra le vigne di Taurasi e di Fiano, di Falanghina e Piedirosso, gli oliveti di Ravece ed Ogliarola, evocate, in questo luogo di magia contadina, il Francis Ouimet che si nasconde nella vostra passione amatoriale, e mentre, ultimi a colpire, lasciate girare il vostro “putter”, decidete lì, sull’ultimo “green”, chi sarà l’ospite alla diciannovesima buca.

Al “tee” della diciannovesima buca ci trovate Francesco Spagnuolo, che ha accettato di lasciare le cucine di uno dei più interessanti ristoranti irpini (la Locanda di Bu dello chef Antonio Pisaniello), per venire a condurre le cucine del “Morabianca”, il ristorante gourmet del Radici Resort, Morabianca come la Falanghina di casa Mastroberardino, per non dimenticarsi che tutto dal vino nasce, questa storia e questo progetto. La cucina di Spagnuolo è ovviamente in linea con lo spirito della maison irpina: tradizione, sobrietà e quel tanto di tecnica e tecnologia che serve a far meglio esprimere il territorio irpino ed i suoi straordinari prodotti. Ecco quindi che Spagnuolo apre con un “driver” dallo swing bello ampio con la sua “Polenta di castagne, lepre in umido al Fiano e tartufo nero”, il “ferro 9” con cui attacca il green sono i “Paccheri al ragout di cinghiale”, “chipping” verso la buca con “l’Agnello in padella all’aceto balsamico e rosmarino” ed infine la “Millefoglie con crema alle nocciole”, “putter” magico per una diciannovesima buca perfetta. Questo, almeno, il percorso con cui ci ha sedotto, pescando da una sacca che gli consente ancora altri colpi di pregio per sedurre gli ospiti del resort, i gourmet di passaggio ed i membri del Mirabella Golf Club. Altra scommessa, questa del golf club che snoda il suo percorso fra i vigneti di Mirabela Eclano, voluta dal Prof. Pietro Mastroberardino, attuale presidente dell’azienda di Atripalda, Ordinario di Organizzazione Aziendale, ma soprattutto irpino appassionato e golfista appassionato. Ad oggi il Mirabella Golf Club conta già 50 soci, per i quali mette a disposizione un campo 9 buche par 31 da 1.800mt omologato dalla Federazione Italiana, maestri federali, un pro shop sempre più attrezzato, ed organizza il “Mirabella Golf Club in the World Tournament”, portando i suoi affiliati a swingare sui campi più belli del mondo. Insomma, in un tratto d’Italia storicamente di passaggio, del quale i nomi ed i luoghi si ricordano soprattutto per averli letti su un cartello stradale, la Mastroberardino ha creato un luogo in cui venire e ritornare, con immutato piacere.